Cinquant’anni fa il ’68

“Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. “
Pier Paolo Pasolini scriveva queste parole pubblicate da L’Espresso il 16 giugno 1968. Pochi mesi prima, a febbraio, la polizia era intervenuta a sgomberare la sede della facoltà di Architettura dell’Università di Roma.
“Il PCI ai giovani” fu un documento dirompente che pose lo scrittore friulano in una posizione delicata di fronte al partito e a molti intellettuali di sinistra.
La sua posizione era chiara, ma poco condivisa: i giovani universitari incarnavano la borghesia e la polizia il proletariato. Una rivolta al rovescio, dei ricchi contro i poveri.
Una rivolta che fu considerata, e lo è ancora oggi, da molti storici e intellettuali come l’avvio in Italia dei movimenti studenteschi, sull’onda di ciò che avveniva da alcuni anni negli Stati Uniti con il pacifismo e la contestazione contro la guerra in Viet Nam, ma anche la richiesta di democratizzazione sociale e per i diritti civili, con movimenti come Students for Democratic Society (fondata nel 1960 in Michigan).

In Italia i connotati su cui si organizzò e si svolse la rivolta studentesca erano diversi.
A Valle Giulia lottarono contro la polizia sia studenti appartenenti a movimenti di sinistra, sia studenti delle organizzazioni politiche di destra, alcune vicine al MSI (Movimento Sociale Italiano).
Per questo Pasolini in un’intervista successiva (in cui tra l’altro criticò la scelta editoriale della redazione de L’Espresso di pubblicare per intero la sua poesia, apparsa sulle pagine della rivista Nuovo Argomenti) definì gli scontri “una cifrata rivolta della borghesia contro se stessa”.
Gli scontri furono guidati in un primo momento (primo marzo) da Stefano delle Chiaie, uno dei leaders di Avanguardia Nazionale, organizzazione della destra neofascista fondata nel 1960, che negli annisuccessivi ebbe un ruolo rilevante nel terrorismo di destra.
Gli studenti di destra occuparono la facoltà di Giurisprudenza, tenendo testa alle forze dell’ordine.
La facoltà di Lettere fu invece occupata dagli studenti appartenenti alle formazioni della sinistra.
Ci furono in seguito scontri tra i militanti di entrambi i fronti, quando alcuni attivisti dei Volontari Nazionali, organizzazione di destra che operava come servizio d’ordine per il MSI, che aveva apertamente condannato la rivolta studentesca, tentò di entrare e occupare la facoltà di Lettere.
Fu rottura tra le organizzazioni studentesche e il movimento di destra abbandonò il movimento studentesco, che da quel momento si connotò con i colori dell’estrema sinistra.
I miti dei giovani divennero Che Guevara, Fidel Castro, i leaders comunisti asiatici, Ho Chi Min, Mao Tze Tung, in un internazionalismo pacifista che velleitariamente si poneva contro la divisione in blocchi (Occidentale capitalista e Orientale sovietico, comunista).
In Italia i movimenti giovanili si diressero anche verso la liberazione dei costumi, verso una visione della Scuola libera a tutti e meno nozionistica di quella del passato, che sfociò poi negli esami di gruppo, nel “sei politico”.
Infine molti giovani, di destra e di sinistra, confluirono nel terrorismo, che insanguinò il Paese negli anni ’70 e ’80.
Questo ultimo decennio vide invece il cosiddetto “riflusso”: il consumismo, le mode, le discoteche e sostanzialmente il disimpegno. La fine degli anni ’80 vide anche la caduta de blocco sovietico e la successiva riunificazione della Germania.
Alla fine a trionfare fu il capitalismo, la globalizzazione delle multinazionali e la modernità delle comunicazioni social: il solipsismo, contrapposto al collettivismo di cinquanta anni fa.
Molti dei leaders di allora oggi occupano posti importanti nella politica, nei giornali, nell’industria: insomma “la rivolta dei figli contro i padri”, come qualche storico l’ha definita. Una sorta di grande ribellione edipica.
Un’illusione spezzata. Le rivoluzioni non hanno mai cambiato il mondo.

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Informazioni su letteratura e musica

Dario Balzaretti è Laureato in Lettere. Studioso di Storia di Roma e del Medioevo. E’ stato segnalato in numerosi premi letterari, tra cui il Premio Bontempelli Marinetti (1984) con il racconto “Il ganzo e il gonzo” Il Premio poesia Val Formazza 1988, secondo premio con la poesia "La sera" Il Premio Dante Graziosi (2004 segnalato con il racconto Il torello di San Antonio pubblicato in "Sono queste che contano e altre storie" Piccolo Torchio editore e 2008 terzo premio con Il compagno senza voce pubblicato in "L'America del Pilade e altre storie") Nel 1991 ha pubblicato il romanzo “La pietra di Bezoar”. “Una storia” nel 2010. Uno zuccone imperatore, Eretica Edizioni, Delitto a scuola Edizioni Nulladie nel 2016.

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